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Filosofia
La filosofia Vaishnava è la
maggiore delle tre grandi religioni indiane, praticata dall’80% dei fedeli,
mentre le altre due sono la Shakta, che basa la sua adorazione sulla Shakti
(l’aspetto femminile della Divinità che impersona la Sua energia), e la Shaiva,
i cui adepti venerano Shiva. Il Vaisnavismo si basa sulla devozione o
bhakti a Vishnu-Krishna, o a una delle Sue numerose espansioni. Questa scuola
spirituale viene chiamata anche vaishnava-dharma o sanathana-dharma, e basa la
sua dottrina nei Veda, le antiche Scritture dell’India rivelate e poste per
iscritto dall’avatara Vedavyasa. Egli era un’incarnazione di Dio stesso che
aveva il compito di porre per iscritto “la Conoscenza” (in sanscrito Veda,
appunto) prima dell’avvento del Kali-yuga, l’attuale era di ignoranza e
ipocrisia.
I Veda costituiscono il sapere originale, che proviene dal mondo spirituale: Dio
stesso la trasmise a Brahma, il primo essere vivente, che a sua volta la
trasmise a Narada e ad altri suoi discepoli, che a loro volta la trasmisero ad
altri discepoli ancora. In questo modo la sapienza vedica è stata trasmessa
inalterata fino ai nostri giorni, attraverso una lunga successione disciplica
chiamata in sanscrito parampara.
Le Scritture vediche trattano tutti i campi dello scibile umano, contenendo
inoltre informazioni trascendentali impossibili da ricavare altrimenti. I sensi
dell'Uomo sono imperfetti dunque anche ogni scienza empirica non può che
essere piena di imperfezioni.
Per questo motivo la conoscenza che riguarda Dio, le Sue energie e
manifestazioni, la scienza della realizzazione spirituale devono essere
necessariamente tratte da una fonte come i Veda, i quali trascendono i sensi
umani trattandosi di testi rivelati da Dio stesso e non di frutto di una comune
ed imperfetta percezione sensoriale.
L’accusa di politeismo mossa alla religione vedica dagli studiosi occidentali si
basa su una profonda ignoranza della medesima. I Veda, per quanto siano ampi ed
articolati, non hanno mai parlato di differenti "Dio" ma di un solo Dio Supremo: Egli
semmai si espande in numerose manifestazioni, che però sono sempre a Lui
subordinate.
La parola “dei” è pertanto una errata traduzione del termine sanscrito deva, riferentesi agli esseri celesti, ministri di Dio che si occupano dei differenti
aspetti dell’universo. Il sanatana-dharma è da vedersi dunque come religione
assolutamente monoteistica, specialmente per quanto riguarda la tradizione
vedico-vaishnava.
L’idea comune che il monoteismo sia unica prerogativa delle religioni
giudeo-cristiane è perciò inesatta e infatti viene propagata dalle stesse
tradizioni. I Veda parlano di un solo Dio, come dice il Rig Veda "Uno con tanti
nomi". Non si tratta di un Dio diverso da quello dei Cristiani, degli Ebrei, dei
Musulmani: i nomi Cristo, Allah, Geova, Yaveh si riferiscono allo stesso Dio che
viene chiamato in modi diversi a seconda del tempo, della lingua e della
cultura.
I Veda concordano però nel confermare Vishnu/Krishna come Dio Supremo; Essi sono
una Persona sola, anche se in differenti manifestazioni. La supremazia di
Krishna è stabilita dalle Scritture stesse: Egli è la Persona Suprema ed
Originale, la Causa di tutte le cause. Secondo i Veda Krishna è il Nome
originale di Dio, che significa "l'Infinitamente Affascinante" ed indica la
forma personale di Dio, la personificazione della Suprema Felicità di cui tutti
quanti siamo figli.
Nella Bhagavad Gita, opera filosofica che costituisce l’essenza di tutte le
scritture vediche, Sri Krishna afferma:
aham sarvasya prabhavo
mattah sarvam pravartate
iti matva bhajante mam
budha bhava-samanvitah
“Io sono la fonte di tutti i mondi, spirituali e materiali. Tutto emana da Me. I
saggi che conoscono perfettamente questa verità Mi servono con devozione e Mi
adorano con tutto il cuore” (10.8)
etad yonini butani
sarvanity upadharaya
aham krtsnasya jagatah
prabhavah pralayas tatha
“Di tutte le cose materiali e spirituali di questo mondo sappi per certo che Io
sono l’Origine e la fine” (7.6)
La Bhagavad Gita afferma in ogni pagina l’identità di Sri Krishna, che è
Bhagavan, Dio, la Persona Suprema. Anche la Brahma-samhita, importante poema
composto da Brahma stesso, afferma la medesima Verità:
isvarah paramah krsnah
sac-cid-ananda vigrahah
anadir adir govindah
sarva-karana-karanam
“Krishna, che è conosciuto anche come Govinda, è Dio, la Persona Suprema, e ha
un corpo spirituale eterno e felice. Egli è l’Origine di tutto. Non ha altra
origine, ed è la Causa prima di tutte le cause” (verso 1)
I Purana affermano come la Bhagavad Gita che Krishna è Dio. Fra tutti i Purana
uno su tutti rivela i segreti più intimi sulla Sua Persona, lo Srimad Bhagavatam.
Il Bhagavatam è un vero e proprio scrigno capace di donare la comprensione dei
profondi, esoterici ed essenziali segreti di tutta la letteratura vedica. Per
questo motivo è definito come "il frutto maturo della conoscenza vedica"
dall'autore dei Veda stessi, Srila Vyasadeva, che lo compose con l'intento di
creare un vero e proprio commentario al suo Vedanta-sutra. In esso è scritto:
krsnas tu bhagavan svayam, “Sri Krishna è Dio, la persona Suprema e
Originale” (1.3.28)
Dio è Uno, il rifugio di tutti gli esseri viventi che non sono altro che parte
della Sua energia, e tutti i testi vedici come la Gita, le Upanishad, i
Purana,
i primi quattro Veda lo definiscono come para-tattva, la Verità Suprema e non
duale. In realtà tutte le Scritture rivelate mirano a conoscerLo ed aiutare gli
uomini a sviluppare una relazione con Lui, in accordo ai tempi, alla cultura ed
al tipo di persone alle quali sono destinate.
Il sanatana-dharma è per
definizione la funzione eterna, immutabile ed essenziale dell’anima, ovvero il
dharma eterno definito da Ramanujacharya “ciò che non comincia e non ha fine”.
Esso viene definito impropriamente con la parola “Induismo”, alquanto
generica e imprecisa. Si tratta per lo più di una definizione data dagli occidentali,
che fu introdotta per la prima volta dai Mussulmani delle provincie vicine all’India,
come l’Afghanistan, il Belucistan e la Persia.
Il termine "Hindu" deriva precisamente da una scorretta pronuncia del fiume
Sindhu, che segna la frontiera nord-ovest dell’India, chiamato erroneamente “Indu”.
Gli abitanti delle terre delimitate da questo fiume vennero così definiti e
ancora oggi l’India deve il suo nome a questo errore di pronuncia (in realtà il
nome sanscrito dell’India era Bharata-varsha). Non è possibile trovare il termine
“Indù” neppure una volta in tutta la letteratura vedica.
L’ordine religioso-sociale stabilito dai Veda è chiamato varnashrama-dharma e si
basa sull’organizzazione della società secondo quattro varna (comparti sociali)
e quattro ashrama (riguardanti le quattro tappe della vita spirituale).
I varna sono costituiti da brahmana (intellettuali, insegnanti e sacerdoti che
costituiscono simbolicamente “la testa” della società), kshatriya (governanti,
guerrieri e amministratori, protettori della società che ne rappresentano “le
braccia”), vaishya (fabbricanti, commercianti ed agricoltori, produttori di
ricchezza e mantenitori della società, che ne rappresentano “lo stomaco”) e
shudra (operai, artigiani ed artisti, che assistono gli altri tre membri della
società; essi rappresentano “le gambe” del sistema sociale) mentre gli ashrama
si dividono in brahmacharya (periodo di celibato e studio dei Veda sotto la
tutela di una maestro spirituale o guru), grihastha (periodo di vita familiare e
sociale in conformità con le Scritture), vanaprastha (periodo di pellegrinaggio
per distaccarsi dalla vita familiare e sociale) e sannyasa (rinuncia totale alla
vita familiare e sociale per dedicarsi completamente alla vita spirituale). Nel
corso degli ultimi millenni, a causa dell’avvento dell’era di Kali, questo
sistema sociale vedico è stato adulterato da coloro i quali si ritenevano i
depositari della tradizione, gli smarta-brahmana (bramani di casta).
La loro interpretazione del varnashrama-dharma si basa sul diritto di nascita di
appartenenza alla casta, al fine di procurarsi privilegi materiali e
monopolizzare i rituali religiosi, con conseguente crollo dell’intero sistema
sociale e susseguente sfruttamento e oppressione delle classi più deboli. Questo
è il quadro che trovarono in India i primi occidentali, che descrissero e
divulgarono in patria il varnashrama-dharma come “sistema delle caste”.
In realtà l'istituzione del varnashrama-dharma riguardava una divisione naturale
della società che rispettava le caratteristiche sociali-spirituali degli individui,
la loro indole, il loro dharma per l'appunto. Il dharma non è cosa che si eredita,
che si tramanda di padre in figlio, ma è strettamente individuale.
I movimenti Vaishnava, in particolare, hanno sempre rifiutato l’errata
applicazione del sistema attuata dagli smarta-brahmana, che ha poi portato allo
sfascio economico della società indiana nonché del sistema vedico originale.
Le tradizioni
La filosofia Vaishnava si
articola in diverse sampradaya, o tradizioni. In questo ambito vengono
riconosciute ufficialmente le seguenti principali scuole vedantiche:
- Sri Sampradaya, fondata da Ramanujacharya, codificatore del
vishistadvaita (monismo con differenze);
- Brahma Sampradaya, inaugurata da Madhvacharya, fondatore della
filosofia dvaita (dualismo);
- Rudra Sampradaya, iniziata da Vishnuswami e successivamente sostenuta
da Vallabhacharya, che si basa sulla filosofia shuddadvaita (monismo puro);
- Kumara Sampradaya, fondata da Nimbaditya o Nimbarkacharya, sostenitore
della filosofia Bhedabheda (distinzione/non-distinzione) o dvaitadvaita (dualità
non-duale).
Dalla Brahma Sampradaya si sviluppò la Gaudiya Sampradaya per opera di Sri Caitanya Mahaprabhu, chiamata anche Brahma-Madhva-Gaudiya Sampradaya.
Il termine Gaudiya deriva dal termine gauda, che indica il distretto di Gaur
nella parte centrale del Bengala (da dove appunto Caitanya iniziò a diffondere i
suoi insegnamenti).
Sri Caitanya Mahaprabhu comparve a Mayapur, in Bengala, nell’anno 1486. Egli è
stato la più misericordiosa incarnazione di Krishna, il grande apostolo
dell’amore per Dio apparso nell’attuale era di Kali per salvare le anime cadute.
Sebbene Caitanya Mahaprabhu fosse il Signore Supremo, si manifestò come un
devoto nel rivelare i più sublimi sentimenti con la naturale disposizione di un
devoto. Con il Suo esempio stabilì una connessione con il Divino Signore
Supremo, attraverso la pratica del puro Bhakti-yoga.
La comparsa di Caitanya Mahaprabhu è predetta con secoli di anticipo da molti
passi delle Scritture che lo descrivono come avatara di Krishna. Vi è menzione
di Lui nel Bhagavata Purana (già menzionato come Srimad Bhagavatam), nel Maha-bharata
ed in altre importanti opere Vediche. Krishna stesso afferma nella Bhagavad-gita:
"Ogni volta che in qualche luogo dell'universo la religione declina e
l'irreligione avanza, o discendente di Bharata, Io vengo in persona." (4.7)
Brahma Yamala: ''Talvolta appaio personalmente sulla superficie del mondo
nelle vesti di un devoto. Più precisamente, appaio come il figlio di Saci nel
Kali-yuga (l'attuale epoca di dissidi, materialismo e ipocrisia) per dare
inizio al movimento del sankirtana (il canto congregazionale dei santi nomi
di Dio)."
Krishna-vamala: "Apparirò nella terra sacra di Navadvipa (in Bengala,
India) come il figlio di Sacidevi."
Mundaka Upanisad (3.1.3): "Colui che vede la Persona Divina dalla carnagione
dorata, il Signore Supremo, il supremo attore, che è la fonte del Brahman
Supremo, é liberato."
Maha-bharata: "Nei Suoi divertimenti giovanili, Egli appare come un uomo sposato
con una carnagione dorata. Le Sue membra sono meravigliose e il Suo corpo,
spalmato di polpa di sandalo, sembra oro fuso. Nei Suoi divertimenti successivi,
abbraccia l'ordine di rinuncia (sannyasa) ed è equanime e sereno. È la dimora
più elevata della pace e della devozione, poiché mette a tacere i non-devoti
impersonalisti."
Srimad Bhagavatam (11.5.32,37): "Nell'età di Kali, le persone intelligenti
parteciperanno al canto congregazionale dei santi nomi con l'intento di adorare
la manifestazione di Dio che canta costantemente i nomi di Krishna. Sebbene la
Sua carnagione non sia scura, Egli è Krishna stesso."
Sri Caitanya è anche chiamato Gauranga per via del Suo colorito chiaro; per
questo motivo viene considerato dai suoi devoti come l'avatara dorato. Una
persona dal colorito chiaro è chiamata gaura e, poichè Sri Caitanya aveva una
pelle molto chiara, proprio simile all'oro fuso, è chiamato anche Gaurasundara.
Srila Bhaktivedanta Swami Prabhupada, nel suo commento di una canzone scritta da
Srila Narottama dasa Thakura, afferma:
''La vera essenza del servizio devozionale può essere compresa solo da chi ha
accettato i piedi di loto di Sri Caitanya. In caso contrario riuscirci è
estremamente difficile. Un uomo comune non può capirlo.
''Come è affermato nella Bhagavad-gita, tra molte migliaia di persone che
cercano di ottenere la perfezione della vita umana, solo qualcuna, in realtà,
diventa veramente perfetta e realizza il sé. E tra queste persone spiritualmente
realizzate, solo una può capire Krishna.
''Senza capire Krishna, come ci si può impegnare al Suo servizio? Per questa
ragione il servizio devozionale non è una cosa comune. Tuttavia se si seguono le
orme di Sri Caitanya (gaurangera duti pada) seguendo il sentiero tracciato da
Lui - e cioè la semplice pratica del canto Hare Krishna - diventa possibile
capire che cos'è il servizio devozionale.
''Narottama dasa Thakura prega quindi che la gente prenda rifugio in Sri
Caitanya e segua le Sue orme, perché solo in questo modo diventa accessibile
l'essenza del servizio devozionale.''
La vera natura di Sri Gauranga viene meravigliosamente descritta nel verso
seguente da Jiva Goswami, grande erudito discepolo di Rupa Goswami, un Suo
intimo seguace:
antah krsnam bahir gauram darsitangadi-vaibhavam kalau
sankirtanadyaih sma krsna- caitanyam asritah
“Prendo rifugio in Sri Krishna Chaitanya, il quale esteriormente è di una
carnagione dorata, ma internamente è Krishna stesso. In questa era di Kali Egli
dispiega le Sue espansioni nel compiere il canto congregazionale del Santo Nome
di Krishna. Che è nerastro all’interno significa che interiormente è Krishna;
che è dorato all’esterno significa che ha accettato lo stato d’animo di Srimati
Radharani. Nell’era di Kali, quel Signore dorato lo si vede accompagnato dalle
Sue espansioni, associati e devoti intimi eseguendo il sankirtana (canto
congregazionale dei Santi Nomi di Krishna, N.d.R)”.
Da queste parole è possibile comprendere il motivo della venuta di Sri Caitanya
in questo mondo, che in realtà è molteplice.
In ambito religioso e spirituale ogni cosa può avere diversi significati, uno
essoterico, cioè destinato alla maggiorparte delle persone e facilmente
comprensibile, ed uno esoterico, ovvero “nascosto” ai più e di difficile
comprensione.
Dal punto di vista essoterico la missione di Sri Caitanya era quella di
stabilire lo Yuga-dharma, cioè la religione per quest’era. Lo Yoga è un metodo
di realizzazione spirituale rivelato da Dio stesso, ma viene adattato nel corso
del tempo in funzione delle caratteristiche degli uomini attraverso il
trascorrere delle ere.
Mentre nelle scorse ere erano prescritti differenti tipi di Yoga, come l’Ashtanga-yoga
e la meditazione, nell’attuale era di Kali a causa del crescente degrado delle
condizioni umane esso non è più facilmente applicabile.
Lo Yoga non è un sistema filosofico statico, sempre identico nel tempo, ma
subisce degli adattamenti; è ovvio che tali adattamenti vengano impartiti da Dio
stesso, attraverso Sue manifestazioni in forma umana che discendono di era in
era con questo scopo.
Per l’attuale era di Kali il metodo prescritto o yuga-dharma è quello di cantare
o recitare costantemente i Santi Nomi di Dio e Sri Caitanya è lo Yuga-avatara,
ovvero l’avatara disceso appositamente per impartire questi insegnamenti agli
uomini. Egli affermò:
“In questa età di Kali non c’è altra religione oltre alla glorificazione del
Signore con il canto o la recitazione dei Suoi santi nomi. Questo è
l’insegnamento di tutte le Scritture rivelate. Il Mio maestro spirituale Mi fece
conoscere uno shloka (verso, N.d.R) del Brihan-Naradiya Purana:
harer nama harer nama harer namaiva kevalam
kalau nasty eva nasty eva nasty eva gatir anyatha
“Canta i santi nomi, canta i santi nomi, canta i santi nomi del Signore, perché
in questa Era di discordia e d’ipocrisia non c’è altro modo, non c’è altro modo,
non c’è altro modo per raggiungere la liberazione”.
Attraverso il canto dei santi nomi è possibile raggiungere il più elevato fine
della vita umana, Krisna-prema, il puro amore per Krishna. La pratica più
indicata per l'ottenimento di prema si chiama Harinama Sankirtana, o canto
congregazionale dei Santi Nomi del Signore.
In particolare Sri Caitanya raccomandò il canto del Maha-mantra Hare Krishna
Hare Krishna Krishna Krishna Hare Hare Hare Rama Hare Rama Rama Rama Hare Hare.
Il significato esoterico, quello più nascosto, è dato invece dal fatto che Sri
Caitanya è in realtà Krishna stesso che si manifesta in questo mondo come devoto
per poter gustare i sentimenti di Srimati Radharani, l’eterna compagna di
Krishna e Sua più cara devota. Radha è l’aspetto femminile di Dio, la
personificazione della Sua potenza interna o hladini-shakti. Per questo motivo
non possono essere concepiti come separati, anche se possono apparire come tali.
Nella forma di Sri Caitanya Essi si combinano però insieme in un unica
manifestazione.
Si può affermare che Caitanya Mahaprabhu è la forma combinata di Sri Radha e
Krishna. Questo è in realtà il tesoro più confidenziale e nascosto, di difficile
comprensione anche per i devoti più avanzati.
Lo Srimad Bhagavatam afferma:
tyaktva su-dustyaja-surepsita-rajya-laksmin dharmistha arya-
vacasa yad agad aranyam maya-mrigam daytayepsitam
anva dhavad vande maha-purusa te caranaravindam
“Oh Signore Supremo, Tu abbandonasti persino la dea della fortuna e la Sua
grande opulenza, la quale è così difficile da lasciare, ed è inseguita persino
dagli dei. Con l’intento di stabilire perfettamente i princìpi della religione,
partisti per la foresta per onorare la maledizione di un brahmana. Per liberare
le anime peccaminose che inseguono piaceri illusori, Tu li cerchi e concedi loro
il Tuo servizio devozionale. Allo stesso tempo sei impegnato nel cercare Te
stesso, nella ricerca di Sri Krishna: la Meravigliosa realtà”.
Ci sono alcuni versi della Sri Caitanya-caritamrita, opera di Srila Krisnadasa
Kaviraja Goswami che descrive i passatempi di Sri Caitanya, nei quali vengono
rivelati ulteriori particolari sulla manifestazione di Caitanya Mahaprabhu.
prema-rasa-niryasa karite asvadana raga-marga bhakti loke karite
pracarana rasika-sekhara krsna parama-karuna ei dui hetu haite icchara udgama
“Il Signore desiderò apparire per due ragioni: Egli voleva gustare la dolce
essenza del nettare dell’amore di Dio e voleva propagare il servizio devozionale
nel mondo sulla piattaforma della spontanea attrazione. Così Egli è conosciuto
come il supremamente felice e il più misericordioso di tutti.” (Adi-lila,
4.15-16)
sri-radhaya pranaya-mahima kidrso vanayaiva- sadyo
yenadbhuta-madhurima kidrso va madiyah saudhyam casya
mad-anubhavatah kidrsam veti lobhat tad-bhavadhyah samajani
saci-garba-sindhau harinduh
“Desiderando comprendere lo splendore dell’amore di Srimati Radharani, le
meravigliose qualità che Lei soltanto gusta con il Suo amore, e la felicità che
Lei sente quando realizza la dolcezza dell’amore di Lui, il Supremo Signore Hari,
arricchito dalle emozioni di Lei, è apparso dal grembo di Srimati Sacidevi (la
madre di Sri Caitanya, N.d.R) come la luna appare dall’oceano.” (Adi-lila, 1.6)
Svarupa Damodara Prabhu, che visse a lungo accanto a Sri Caitanya come Suo
segretario personale, rivelò anch’egli la Sua vera identità con le seguenti
parole:
radha krsna-pranaya-vikrtir hladini saktir asmad ekatmanav api
bhuvi pura deha-bhedam gatau tau caitanyakhyam prakatam
adhuna tad-dvayam caikyam aptam radha-bhava-dyuti-suvalitam
naumi krsna-svarupam
''Adoro Sri Caitanya Mahaprabhu, il quale è Krishna stesso, arricchito delle
emozioni e della radiosità di Srimati Radharani. In quanto metà predominata e
predominante, Radha e Krishna sono eternamente uno, con individuali identità
separate. Ora si sono nuovamente unite come Sri Krishna Caitanya. Questa
inconcepibile trasformazione della dativa potenza interna di piacere ha origine
nella relazione d’amore tra Radha e Krishna.''
Nonostante queste precise descrizioni, prima della compilazione di opere come la
Caitanya-caritamrita e il Caitanya Bhagavata, che descrivono con dovizia di
particolari lasua vita e le sue gesta meravigliose compiute in questo mondo, non
era facile comprendere dai soli Veda la reale identità nascosta di Sri Caitanya.
Questo perché tali informazioni erano di difficile comprensione per la
maggiorparte della gente, e lo sono ovviamente ancora oggi.
Nonostante tutto, grazie alla diffusione del Vaisnavismo Gaudiya al di fuori
dell’India e grazie alla predica di eminenti acharya Vaisnava che ne hanno
propagato la filosofia in tutto il mondo, oggigiorno è possibile comprendere e
realizzare gli insegnamenti di Mahaprabhu.
La venuta in Occidente di Srila Prabhupada e di altri acharya ha reso
gradualmente accessibile questi insegnamenti per tutti senza alcuna distinzione.
Questo fatto non ha mancato di suscitare polemiche in India, in cui purtroppo
molti falsi brahmana ritengono che le verità dei Veda non debbono essere
rivelate a chi non sia nato in una famiglia brahminica. Essi vorrebbero che i
Veda fossero predicati nei soli confini dell’India. Tale concezione è però in
opposizione alla reale filosofia vedica, nonché agli insegnamenti di Sri
Caitanya stesso che Egli rivelò indistintamente a tutte le persone che aveva di
fronte senza distinzione alcuna di casta, credo, nazionalità ecc. I Veda non
sono Scritture destinate ad una cerchia ristretta di persone, in funzione
della loro nazionalità o appartenenza sociale, ma sono destinate all’umanità
intera.
Sri Caitanya durante la Sua
permanenza in questo mondo diffondeva ovunque e a chiunque le verità rivelate
dai Veda, senza distinzioni di sorta. Per questo motivo incorse anche in
numerosi problemi, a causa di chi voleva che le Scritture vediche rimanessero
appannaggio di poche persone. Egli addirittura fece una straordinaria profezia,
cioè che un giorno i santi nomi sarebbero stati cantati in ogni città e
villaggio. Proprio grazie a Srila Prabhupada prima, a Srila Narayana Maharaja ed altri
acharya poi, questa profezia ha avuto compimento.
Da Sri Caitanya in poi prese il via il cosiddetto Bhaktivedanta, la comprensione
del del Vedanta che avviene attraverso la bhakti (devozione per Dio).
Il Vedanta in particolare costituisce una delle sei
principali scuole filosofiche relative ai Veda e ne costituisce l'essenza
filosofica (il termine Vedanta deriva
infatti da “Veda” e “anta”, cioè “fine” o conclusione). Questo darshana
ortodosso muove precisamente dalla filosofia delle Upanishad, la parte dei
Veda
riguardante la metafisica. Il Vedanta si divide in vari rami, a seconda delle
sue differenti interpretazioni che sono talvolta complementari talaltra
antagonistiche. Si va dalla scuola advaita o non-dualistica, codificata da Shankaracharya (nota come minismo
assoluto), al vishistadvaita di Ramanuja, o
monismo differenziato, sino alle scuole dvaita (dualiste) di Madhva e Nimbarka.
Taluni ritengono che Shankaracharya sia il fondatore del Vedanta, ma si tratta
di un grosso errore: la paternità del Vedanta è dovuta a Vyasadeva stesso ed
alla sua opera Vedanta-sutra (o Brahma-sutra). Shankara fu soltanto un
commentatore dell’opera di Srila Vyasadeva, ma come abbiamo visto non fu
l’unico, infatti in seno alla tradizione di Caitanya vi fu il commento di
Baladeva Vidyabusana.
La scuola impersonalista di Shankaracharya è una sorta di buddismo mascherato;
essa sostiene che la meta suprema per l’anima sia il Brahman impersonale, privo
di forma e attributi (simile al vuoto chiamato Nirvana dai Buddisti).
Gli impersonalisti ritengono che Dio nella Sua forma personale non esista, che
sia frutto di Maya (illusione), che la perfezione per l’anima sia la fusione nel
Brahman con la conseguente perdita dell’individualità. In tale visione c’è però
un errore di fondo, in quanto i Veda parlano di tre differenti realizzazioni
spirituali cioè quella di Brahman, Paramatma e Bhagavan.
Il Brahman impersonale o brahma-jyoti, non è altro che il fulgore emanante dal
corpo del Signore; il Paramatma è il Suo aspetto localizzato, presente nel cuore
di ogni essere vivente e Testimone di ogni desiderio dell’anima; Bhagavan, Dio in Persona, la realizzazione ultima.
La Bhagavad Gita afferma precisamente che per l’anima non è possibile perdere la
propria individualità in quanto gli esseri viventi (le jive) non sono altro che
particelle spirituali infinitesimali, eterne servitrici del Signore: le anime
sono “qualitativamente” identiche a Dio (come dice la Messa cristiana, “della
stessa sostanza del Padre”), per questo infinitesimali, ma diverse
“quantitativamente” in quanto Lui è Assoluto, Infinito, Onnipervadente.
I Veda stabiliscono che l’Assoluta Persona Suprema è Krishna, Vasudeva. Le
Scritture vediche non hanno in realtà altro scopo se non quello di conoscere il
Signore. Secondo la scuola vedico-vaishnava dietro le filosofie nichiliste ed
impersonaliste come quella di Buddha o di Shankara si cela l’ennesimo se non
l’ultimo tentativo dell’anima di essere indipendente da Dio, di godere del
indipendentemente da Lui. Nei loro trattati gli impersonalisti della scuola
mayavada sostengono che non vi sia differenza alcuna fra l’anima e Dio, e che
dunque l’individualità della jiva sia solo frutto di ignoranza. In sostanza
secondo loro l’Anima Suprema e quella individuale sono non-differenti, per
questo motivo la loro filosofia viene chiamata monismo assoluto. Tutto è Uno
senza differenze; essi parlano di atma e mai di Paramatma.
La Bhagavad Gita, opera che stabilisce il Bhakti-vedanta (cioè la
bhakti come
fine ultimo di tutti i Veda), le differenze ci sono e non sono frutto di ignoranza, le
anime mantengono eternamente la propria individualità e la bhakti o devozione è
l’unico rimedio per porre nuovamente le jive al servizio dell’anima Suprema, Sri
Krishna.
Le verità ultime stabilite dalla Bhagavad Gita non sono diverse dalle
conclusioni filosofiche sostenute da Sri Caitanya, infatti le anime sono
simultaneamente separate e non-separate dal Signore; si tratta ovviamente di un
concetto non concepibile dall’intelletto umano, che vede solo unità o differenza
separatamente e non può concepirle simultaneamente.
La Gitopanishad non è ovviamente l’unica Upanishad contenente tali realtà filosofiche,
infatti la Katha Upanishad afferma:
“I due uccelli vivono sullo stesso albero, ma solo quello che ne gusta i frutti
sprofonda nella tristezza e nell’angoscia. Se fortunatamente egli si volge verso
il Signore, suo amico, e viene a conoscenza delle Sue glorie, smette di soffrire
e sfugge a tutte le angosce”.
In altre parole, all’interno del nostro cuore è presente sia la scintilla
spirituale che anima il corpo, l’atma, sia l’aspetto localizzato del Signore, il
Paramatma. In particolare alcuni passi dei Purana, rivelano la vera identità di Shankaracharya: egli non era altri che Shiva stesso, manifestatosi per ordine di
Vishnu nella forma di un sannyasi per diffondere una filosofia intercambiabile
col buddismo per scalzarlo gradualmente e poter riaffermare progressivamente la
supremazia dei Veda.
Si può comprendere facilmente la vera realizzazione di Shankara sulle verità
vediche da alcuni suoi scritti che non destinava ai suoi discepoli, come questa
sua meditazione:
bhaja govindam bhaja govindam
bhaja govindam mudha-mate
samprapte sannihite kale
na hi na hi rasati dukrn-karane
“O intellettuali stolti, adorate Govinda (altro nome di Krishna, N.d.R), adorate
Govinda, adorate Govinda. La vostra conoscenza grammaticale e i vostri giochi di
parole non vi salveranno al tempo della morte”.
Queste sono le parole di uno dei maggiori riformatori indiani, fondatore della
scuola impersonalista nonché codificatore dell’advaita-vedanta.
Il passo riportato rivela la vera identità di Shankara come devoto di Krishna, e
conferma la superiorità del metodo della bhakti (devozione) rispetto a quello
del jnana (conoscenza) praticato dagli impersonalisti. In ultima analisi le sue
parole confermano la filosofia della Bhagavad Gita, dunque il Bhaktivedanta.
L'unica via vedica adatta a questa Era è quindi il Bhakti-yoga, tramite il quale
è possibile raggiungere una realizzazione completa di Dio, quella di Bhagavan.
Le altre forme di yoga portano solo ad una visione parziale, quella di Paramatma
e Brahman.
Le grandi personalità liberate che hanno realizzato l'essenza degli Shastra
(Scritture vediche) sono giunte alla conclusione che l'energia (shakti) è un
principio mentre Colui che la possiede (shaktiman) è un altro principio. Questi
due princìpi sono distinti ma simultaneamente non differenti.
Srimati Radharani è l'energia globale e Krishna ne è la sorgente, quindi fra
loro non vi è alcuna differenza. Radha-Krishna sono intrinsecamente non
differenti l'Uno dall'Altra proprio come il fuoco ed il calore. Tale simultanea
unità e differenza tra la sostanza reale e la sua energia è definita
acintya-bhedabheda-tattva, quindi la filosofia introdotta da Sri Caitanya
rappresenta l'espressione ultima della comprensione di tutti i Veda.
Si può concludere affermando che il Vaishnavismo Gaudiya è l’essenza di tutto il
corpus di Scritture vediche e la Bhakti è l’eterna religione dell'anima, o sanathana-dharma.
Siamo certi che queste nostre parole non siano sufficienti ad illustrare la
vastità e la bellezza della filosofia Vaishnava (non era nostro scopo quello di
farlo in maniera esauriente), speriamo tuttavia che possano essere uno
stimolo di approfondimento per tutti i sinceri ricercatori spirituali, i quali
certamente non mancheranno di coglierne la profondità.
[Dayal Hari das]
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